Aumenti ogni anno ai pensionati che lavorano

I medici pensionati dell’Enpam che continueranno a lavorare potranno ricevere la pensione supplementare ogni anno, e non più ogni tre come accadeva finora. La maggiorazione scatterà dal 1° gennaio successivo all’anno in cui si pagano i contributi.

Per capire quello che accadrà basta fare un semplice esempio. Se ci si è pensionati nel 2018 e nel 2019 si è continuato a lavorare, quest’anno si è dichiarato il proprio reddito e pagato i relativi contributi della Quota B. Dal 1° gennaio prossimo scatterà il diritto alla pensione supplementare. Nei fatti ci vorrà qualche mese in più perché l’aumento venga calcolato e accreditato, ma nel momento in cui accadrà Enpam metterà sul conto del pensionato anche gli arretrati a partire da gennaio.

IN AUTOMATICO

Il supplemento verrà pagato d’ufficio, senza dover fare alcuna domanda, e – se si continua a lavorare e a versare la quota B – il meccanismo si ripeterà automaticamente ogni anno per valorizzare i nuovi contributi mano a mano che arrivano.

“Era un impegno assunto e siamo soddisfatti di essere riusciti a ottenere l’autorizzazione ministeriale per poterlo realizzare – commenta il presidente dell’Enpam Alberto Oliveti ­–. A differenza di quanto accade altrove, ogni euro che i medici e i dentisti versano all’Enpam viene trasformato in pensione. Oggi anche con maggiore frequenza”.

CONFRONTO

Per comprendere al meglio quali siano i vantaggi di questa novità, basta fare un confronto con quanto avviene invece per i pensionati lavoratori iscritti all’Inps. Il regolamento dell’istituto pubblico prevede infatti che la prima richiesta di supplemento di pensione si possa fare solo dopo due anni, mentre le successive addirittura ogni cinque anni.

Quindi, andando in pensione a 68 anni e continuando a lavorare, si potrà chiedere un primo supplemento a 70 anni, mentre per i cinque anni successivi, cioè fino a 75 anni, non si beneficerà in nessun modo dei contributi versati nello stesso periodo. E lo stesso, a seguire, fino a 80 anni.

Inoltre, a differenza di quanto avviene all’Enpam, dove come accennato la procedura è automatica, all’Inps bisogna premurarsi, ad ogni scadenza di termine, di presentare una richiesta specifica per ottenere il nuovo supplemento.

PERCHÉ L’OBBLIGO

L’Enpam fino a dieci anni fa non richiedeva ai pensionati di continuare a versare contributi previdenziali. Poi l’Inps con l’operazione “Poseidone” cominciò a pretendere contributi dai medici e dai dentisti che non versavano più al proprio ente di categoria, applicando aliquote molto più alte di quelle Enpam. Furono migliaia allora i pensionati che chiesero di ritornare sotto l’ombrello della Fondazione, ottenendo la cancellazione delle cartelle Inps.

Infine una legge dello Stato (art. 18, comma 11, D.L. n.98/2011) ha introdotto l’obbligo di iscrizione alle Casse per tutti i pensionati professionisti e ha stabilito che l’aliquota contributiva non potesse essere più bassa della metà di quella ordinaria.

Oggi i pensionati che lavorano pagano all’Enpam il 9,25 per cento, mentre chi non è iscritto a un ente previdenziale dei professionisti è tenuto a pagare il 24% all’Inps.

(ENPAM news 04/12/2020)


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