Ricetta e certificato Medico

Decreto 3 aprile 2017 - Linee guide per la programmazione degli interventi di assistenza e riabilitazione


Certificati di malattia INPS

Su richiesta dell'Ufficio medico legale dell'INPS si trasmette la seguente comunicazione relativa ai medici che emettono i certificati di malattia per i lavoratori dipendenti.

 

AI SIG.RI MEDICI Prov. di Bolzano

L'Ufficio medico legale della Sede INPS di Bolzano segnala alcune incongruenze riscontrate nella compilazione dei certificati di malattia per i lavoratori dipendenti, che riguardano la continuazione della malattia e la ricaduta.
A chiarimento della questione, si riportano di seguito le definizioni di "continuazione di malattia" e di "ricaduta" contenute nell'ipertesto del Coordinamento medico legale INPS, con preghiera di operare nel senso indicato dalle disposizioni in materia.
Nel ringraziare fin da ora per la collaborazione, si inviano cordiali saluti.


Il Direttore
Dott. Warasin Helmut

 

IPERTESTO 6.8 CONTINUAZIONE DI MALATTIA O MALATTIA CONSEQUENZIALE

Trattasi di malattia consequenziale alla precedente senza interruzione alcuna.
In presenza di successivi episodi morbosi intervallati dalla giornata festiva (o dalle giornate di Sabato e Domenica in caso di "settimana corta") deve presumersi, ai fini della applicazione della carenza e del computo del 20° giorno di malattia oltre il quale la misura dell'indennità è elevata al 66,66%, che i diversi episodi costituiscano un unico episodio morboso.
Qualora, viceversa, esistano elementi obiettivi che possono dimostrare la mancanza di collegamento tra i singoli episodi, questi devono essere considerati, ai fini anzidetti, quali distinti episodi morbosi, sempre che, ovviamente, il secondo di essi non costituisca ricaduta o malattia consequenziale del precedente (circ. n. 170/1981, par. 4).

 

IPERTESTO 6.9 RICADUTA DELLA MALATTIA

Si verifica l'istituto della "ricaduta" se il nuovo certificato di malattia dichiara una diagnosi uguale a quella della malattia precedente ed il nuovo evento segnalato interviene entro 30 giorni dalla data di cessazione dell'evento di malattia precedente.
La ricaduta deve essere espressamente certificata dal medico curante.
Ne consegue che:


(circ. n. 134373 A.G.O./111/1981 - circ. n. 134414 A.G.O./45/1984, Par. 1)

 

Unico episodio
Continuazione Ricaduta 

La durata è indicata
sul certificato di prognosi.
Alla fine del periodo il lavoratore è idoneo al lavoro  
senza necessità di ulteriore certificazione

Sul certificato deve essere indicata la prognosi e la malattia
è riconosciuta valida anche per il giorno precedente il rilascio,   
se è espressamente dichiarato
Se la stessa malattia interviene entro 30 giorni dalla fine della precedente
si ha ricaduta che deve essere certificata
- l'indennità spetta dal primo giorno
- i giorni di malattia si sommano per il calcolo dei giorni indennizzati

In sintesi è il medico di base che deve indicare sulla certificazione telematica se il paziente rientra nelle fattispecie indicate dal decreto - In tal caso biffa i campi prelativi e la procedura SAVIO (procedura di scelta automatica delle visite fiscali) evita di disporre la visita per tale paziente
Ai medici Inps del CML (centro medico legale) rimane la facoltà di apporre il codice "E" in tutti i casi in cui il medico della U.O.C. (Unità operativa complessa) / U.O.S.T (Unità operativa territoriale competente) non ritenga opportuno, a fronte della patologia riportata nel campo diagnosi, effettuare d'ufficio il controllo medico domiciliare.


04/04/2016 - Certificazione medica per rinnovo della patente guida


16/07/2015 - Cure palliative. In Gazzetta Ufficiale il decreto per la certificazione dei medici

Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 150 del 1-7-2015 il decreto del 4 giugno 2015 del ministero della Salute su "Individuazione dei criteri per la certificazione della esperienza triennale nel campo delle cure palliative dei medici in servizio presso le reti dedicate alle cure palliative pubbliche o private accreditate, di cui alla legge 27 dicembre 2013, n. 147, comma 425".

Il decreto prevede che possano presentare la domanda per la certificazione dell'esperienza professionale svolta nella rete delle cure palliative anche i medici privi di specializzazione o in possesso di una specializzazione diversa da quella prevista dal decreto del Ministero della salute 28 marzo 2013, i quali alla data di entrata in vigore della legge 27 dicembre 2013, n. 147 erano in servizio presso le reti dedicate alle cure palliative pubbliche o private accreditate. Ma in fase di prima applicazione del decreto possono chiedere la certificazione anche i medici in servizio presso enti o strutture che erogano attività assistenziali di cure palliative che abbiano presentato istanza per l'accreditamento istituzionale, quest'ultima documentata attraverso una attestazione del rappresentante legale della struttura o dell'ente.

Per ottenere il rilascio della certificazione i medici devono quindi provare di aver svolto, alla data di entrata in vigore della L. 147/2013, attività nel campo delle cure palliative per almeno tre anni, anche non continuativi, presso queste strutture.
L'istanza va presentata alla regione di riferimento territoriale della struttura pubblica o privata accreditata presso la quale presta servizio entro 18 mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto.

L'istanza deve essere corredata dallo stato di servizio rilasciato dal rappresentante legale delle struttura in cui il medico era in servizio alla data di entrata in vigore della L. 147/2013 o dalla dichiarazione sostitutiva dell'atto di notorietà. L'esperienza professionale dovrà poi essere attestata dal direttore sanitario di ogni struttura pubblica o privata accreditata della rete stessa nella quale il medico ha svolto l'attività.

La Regione, entro 90 giorni dal ricevimento della domanda, emana il decreto con il quale certifica l'esperienza professionale, necessario per operare nelle reti dedicate alle cure palliative pubbliche o private accreditate.


La certificazione dello stato di malattia del dipendente pubblico e privato ieri, oggi e domani

Cari Colleghi,

alcuni di Voi mi hanno chiesto gli atti del Convegno "La certificazione dello stato di malattia del dipendente pubblico e privato ieri, oggi e domani", atti che non abbiamo messo in stampa per motivi economici ed organizzativi.

Desidero comunque informarVi che da ieri sono pubblicati sul nostro sito al link un breve resoconto, le foto, le relazioni ed i video di tutti gli interventi dei relatori, dei Presidenti di Ordine e dei rappresentanti nazionali delle Organizzazioni sindacali e scientifiche che hanno partecipato all'evento.

Spero che questa soluzione sia da Voi apprezzata e nel caso in cui lo riteneste utile ed interessante anche per i Vostri iscritti potete senz'altro utilizzare il materiale nei modi e nelle forme da Voi preferite.

Con la più viva cordialità.

Augusto Pagani - Presidente OMCeO Piacenza

Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della provincia di Piacenza


12/11/2015 - Liberi professionisti, rilascio certificazioni in situazioni di invalidità civile, disabilità e handicap

 


14/04/2014 - Certificati per sport non agonistico, medici sportivi: maglio Ecg annuale ma non si torni indietro

Un decreto per specificare i fattori di rischio che giustificano l'elettrocardiogramma nei pazienti che chiedono il certificato sportivo non agonistico? Maurizio Casasco presidente della Federazione medico sportiva Fmsi non è convinto dalla proposta Omceo Milano: «Mi lascia perplesso l'idea di tornare sul tema dopo che la linea guida Fnomceo firmata anche dalla nostra Federazione ha stabilito che per la maggior parte dei cittadini basta presentare un ecg fatto una sola volta nella vita. Se invece si intende dire che un Ecg fatto una volta nella vita è poco, sfondiamo una porta aperta. Tanto noi quanto la Fimmg, la Società di cardiologia e persino la Società italiana di Pediatria, quando siamo andati in Fnomceo a concordare la linea guida per l'Ecg, sostenevamo andasse praticato una volta l'anno. La Federazione che presiedo sostiene e adotta l'Ecg annuale come linea guida propria. La linea guida Fnomceo (che impone l'Ecg annuale a soggetti a rischio cardiovascolare e oltre i 60 anni se sono presenti fattori di rischio ndr) è un compromesso nato dal conciliare le posizioni anzidette con quella del mondo politico e del sindacato pediatri Fimp secondo il quale per i giovani non servirebbe elettrocardiogramma». Per inciso, i rappresentanti Fimp letteratura alla mano anche su DoctorNews hanno ribadito come su un bambino fino a 12 anni l'Ecg non dia garanzie perché non vede tutte le patologie e tutte le aritmie mentre potrebbe esaltare la variabilità di alcuni parametri generando "falsi positivi". A questo punto si sarebbe potuto distinguere tra Ecg per la pratica sportiva non agonistica dei bambini ed Ecg per gli adulti.

La normativa vigente non aiuta, però, sul punto. Riguardiamo con Casasco il decreto Ministeriale 18/2/1982. «Parla di tre categorie. Le prime due (a e c) sono gli studenti delle scuole, sopra e sotto la soglia della maggiore età, che praticano le attività sportive extrascolastiche e i giochi della gioventù locali e regionali. In entrambi i casi i certificati sono richiesti dalle scuole e come medico e padre sostengo la pratica dell'Ecg, senza il quale non si colgono alcune aritmie determinanti. Qui la linea guida Fnomceo chiede Ecg annuale. Ma c'è un secondo tipo di attività non agonistica che interessa sia i bambini sia gli adulti e tutte le persone fisiche che, tesserate a federazioni sportive affiliate Coni, si trovino fuori range di età per la pratica dei relativi sport. Ogni disciplina ha le sue soglie d'ingresso e di uscita, ad esempio il calcio diventa agonistico a 12 anni e smette di esserlo a 45; all'interno del range della pratica agonistica il certificato riguarda il medico sportivo, mentre al di sotto dei 12 e al di sopra dei 45 anni torna a riguardare rispettivamente pediatra e medico di famiglia». «Alla fine come Fmsi abbiamo indicato una mediazione per tutti - dice Casasco - e cioè: sì all'Ecg "una volta nella vita", tranne nei due casi espressamente citati dalla linea guida. Beninteso, l'iter per il certificato necessita una visita non fatta al telefono, di una raccolta dell'anamnesi del paziente e della valutazione della pressione arteriosa, un dato che va registrato e resta nel tempo. E questo iter riguarda tutte le persone fisiche che intraprendono un'attività sportiva non agonistica. Se a 60 anni si vuol giocare a pallone, e si è tesserati per una società affiliata Coni, va fatto il certificato. E, ove il medico nella visita rilevi fattori di rischio, chiede l'Ecg: un esame che noi medici sportivi -per quanto ci riguarda - pratichiamo, ripeto, una volta l'anno su tutti i soggetti di cui al decreto del 1982».

DoctorNews del 14 aprile 2015


08/04/2015 - Certificati, da maggio chi tiene armi soggetto a iter idoneità

Dal 4 maggio prossimo nello studio del medico di famiglia si presenteranno anche le persone che detengono in casa un'arma da fuoco con regolare licenza. Una direttiva europea (51/2008) fatta propria dal decreto legislativo 29 settembre 2013 impone loro l'iter per il porto d'armi. Obiettivo: verificare le condizioni mentali di tutti coloro che tengono armi in casa. Il decreto recita che entro 18 mesi i detentori di armi - maggiorenni e senza precedenti penali- devono produrre il certificato medico per il rilascio del nulla osta all'acquisto di armi comuni da fuoco (RD773/31), salvo non ne abbiano già uno valido (sei anni è la validità del porto d'armi). L'iter diventa in pratica lo stesso sia per chi ha la licenza di detenzione di armi in casa sia per chi ha il vero e proprio porto d'armi a propria difesa.

E riguarda pure le armi bianche "proprie" (pugnali & co). Come per chi ha il porto d'armi, occorrerà il certificato anamnestico del medico di famiglia; il curante potrà richiedere successivi accertamenti effettuabili in strutture pubbliche. Quindi, si passa per il nullaosta rilasciato dal medico dell'Asl o dei corpi militari dello Stato su modello ministeriale: va chiesto entro 3 mesi dalla data del certificato anamnestico del Mmg e per ottenere il documento in Questura deve risultare che il richiedente non è affetto da malattie mentali o vizi che ne diminuiscono, anche temporaneamente, la capacità di intendere e volere.

Chi, scaduta la licenza, non si fa visitare, dopo il 4 maggio riceverà una diffida dal questore ma potrà presentare il certificato nei 30 giorni successivi al ricevimento della diffida. Alessandro Rossi, medico Simg, dal suo "osservatorio" ternano non prevede affollamenti insostenibili negli studi in quei trenta giorni. «In una zona appenninica come la mia dove tanti sono gli appassionati di caccia visito quasi ogni giorno pazienti per il certificato anamnestico pro-porto d'armi (rilasciato in libera professione). Qui non è infrequente che l'assistito erediti un'arma dal coniuge o dal genitore. Ora noi siamo chiamati ad accertare che l'assistito utilizzi o meno determinati farmaci o abbia dipendenze da sostanze. Il medico ha sempre un ruolo chiave nell'indagare se il paziente fa uso costante di sostanze psicotrope, e nel distinguere le situazioni: un conto è un calmante ogni tanto, un conto l'uso abituale di sostanze che portano dipendenza a partire dagli alcolici. L'onere in più costituito dal nuovo iter, a mio parere è bilanciato dal fatto che si tratta di una misura a tutela della collettività, come tale auspicata e auspicabile».

DoctorNews del 04 aprile 2015


31/01/2015 - DIMISSIONI SENZA RICETTA, MEDICO OSPEDALIERO PERSEGUIBILE PER LEGGE E DALL’ORDINE

Decreto-legge 247/2001
Art. 8. - Particolari modalità di erogazione di medicinali agli assistiti
Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, anche con provvedimenti amministrativi, hanno facoltà di:

  1. disporre che nel proprio territorio le categorie di medicinali che richiedono un controllo ricorrente del paziente siano erogate agli assistiti dal Servizio sanitario nazionale direttamente tramite le proprie strutture aziendali. Nell'attuare tale modalità di erogazione deve essere garantita l'economicità e la non difficoltosa reperibilità dei farmaci;
  2. stipulare accordi con le associazioni sindacali delle farmacie convenzionate, pubbliche e private, per consentire agli assistiti di rifornirsi dei medicinali di cui alla lettera a) anche presso le farmacie predette;
  3. assicurare l'erogazione diretta da parte delle aziende sanitarie dei medicinali necessari al trattamento dei pazienti in assistenza domiciliare, residenziale e semiresidenziale;
  4. disporre, al fine di garantire la continuità assistenziale, che la struttura pubblica fornisca direttamente i farmaci, limitatamente al primo ciclo terapeutico completo, sulla base di direttive regionali, per il periodo immediatamente successivo alla dimissione del ricovero ospedaliero o alla visita specialistica ambulatoriale.


Un ospedale non può dimettere i pazienti senza ricetta costringendoli a recarsi dal medico di famiglia per la prescrizione. Il medico specialista inadempiente dà luogo ad un comportamento non corretto e per lui pericoloso, come spiega l'avvocato Paola Ferrari, esperto di normativa sanitaria, in risposta a un quesito sul tema. «L'articolo 8 del decreto legge 347/2001 prevede che sia preciso obbligo del medico ospedaliero munire il paziente di ricetta almeno per il primo ciclo completo di cure. Al comma 1c) si dispone che " per garantire la continuità assistenziale, la struttura pubblica fornisca direttamente i farmaci, limitatamente al primo ciclo terapeutico completo, sulla base di direttive regionali, per il periodo immediatamente successivo alla dimissione dal ricovero ospedaliero o alla visita specialistica ambulatoriale"». Non aderire all'indicazione può rivestire profili di illegalità e deontologici, i primi possono rilevare in capo sia alla struttura sia al medico. «E' compito dell'Amministrazione ospedaliera e del direttore generale fornire indicazioni ai dipendenti in regola con la legge; è però il medico al quale spetta la prescrizione il responsabile della mancanza, anche in termini deontologici. Da una parte può essere denunciato per omissione di atti d'ufficio (ma è raro, spesso il paziente ha interesse a mantenere un rapporto di cura con l'ospedale); dall'altra contravviene al nuovo codice, sia all'articolo 6, che impone di salvaguardare l'umanizzazione dei servizi sanitari e di contrastare ogni discriminazione nell'accesso alle cure, sia all'articolo 23 che chiede di garantire la continuità delle cure, di fatto interrotta quando il paziente, spesso in non buone condizioni, è costretto a fare la fila dal medico di famiglia». Da parte sua, il medico di base «deve senz'altro prescrivere la terapia al paziente, ma può, al di là della denuncia, segnalare il comportamento scorretto sia alla propria Asl che all'Omceo del medico che ha lasciato il paziente senza cura; simili episodi mettono all'angolo il mmg e minano il rapporto di fiducia; si pensi al caso in cui il farmaco è prescrivibile solo dallo specialista perché chi lo indica è tenuto a fornire il piano terapeutico; e si pensi al caso altrettanto frequente in cui l'ospedale indica su foglio bianco un farmaco branded e il medico di famiglia non è titolato che a prescrivere il generico. Che può fare il medico di famiglia per il suo assistito?» «A leggere i documenti di ordini e sindacati - rileva infine Ferrari - i comportamenti in corsia stanno adeguandosi. Ma così lentamente che ancora nel 2009, a otto anni dal decreto, l'Omceo Genova inseriva al 2° e 5° punto del Decalogo per Migliorare il Comportamento tra Colleghi il dovere per lo specialista di prescrivere su ricetta rossa
nuovi esami e farmaci alle dimissioni dei pazienti».

DoctorNews del 31 gennaio 2015

IN BREVE n. 006-2015 a cura di Marco Perelli Ercolini


19/12/2014 - Avvio della graduale de-materializzazione delle prescrizioni mediche in Alto Adige dal 15.01.2015

Tale progetto prevede la prescrizione elettronica e l'invio telematico dei dati delle prescrizioni mediche fatte a carico del Servizio Sanitario pubblico (prescrizioni) al "Sistema di accoglienza Centrale" (SAC) del Ministero dell'Economia e delle Finanze (MEF).


Disciplina contenuti procedure comunicazione rinnovo validità patente

Decreto 9 agosto 2013 - Disciplina dei contenuti e delle procedure nella comunciazione del rinnovo di validità della patente


Aboliti i certificati medici per la riammissione a scuola

Comunicato del 06/12/2012 - Azienda Sanistaria dell'Alto Adige

 

Aboliti i certificati medici per la riammissione a scuola dopo 5 giorni consecutivi di assenza, ma non si abbassa la guardia sulle malattie infettive.

La Giunta Provinciale ha previsto, con propria deliberazione n. 1.656 del 5 novembre 2012, l'abolizione dei certificati medici per la riammissione a scuola dopo 5 giorni consecutivi di assenza per motivi di salute. Tale decisione ha lo scopo di semplificare le procedure di rientro degli studenti all'attività scolastica.

Sulla base di numerosi studi in materia e considerate le esperienze delle regioni italiane che hanno già provveduto all'abolizione del certificato, si può escludere che tale decisione possa avere ripercussioni negative sulla collettività, quali la diffusione incontrollata di malattie infettive o altre conseguenze in termini di salute pubblica.

"Per quanto riguarda le malattie infettive, l'abolizione del certificato si basa su criteri epidemiologici. Infatti, dopo 5 giorni dalla comparsa di una malattia infettiva, il bambino rappresenta un rischio minimo per la trasmissione di patogeni dal momento che ha ormai superato la malattia e non è più contagioso", rassicura il dott. Josef Simeoni, Primario dell'Ufficio Igiene e Sanità Pubblica del Comprensorio sanitario di Bolzano. Il periodo di contagiosità di uno scolaro inizia già alcuni giorni prima dell'esplosione della malattia, quando cioè è ancora senza sintomi ed è a stretto contatto con gli altri compagni di classe. In questa fase, detta di incubazione, l'alunno ha già contagiato molti altri compagni, che a loro volta trasmettono l'infezione ad altri ancora. Dal punto di vista epidemiologico non sussiste dunque alcun pericolo quando un bambino/un ragazzo, dopo 5 giorni di malattia, ritorna a scuola senza certificato medico.

Rimane comunque l'obbligo da parte del personale sanitario di segnalare al Servizio di Igiene le malattie infettive. È inoltre sempre obbligatorio il certificato medico in caso di pidocchi, dal momento che tale certificato attesta che il bambino ha iniziato il trattamento necessario (circolare ministeriale n. 4 del 13.03.1998).

In caso di malattie di bambini che frequentano un asilo nido, la certificazione medica in oggetto non è prevista poiché, non trattandosi di una scuola, la normativa non coinvolge questa struttura.

Per quanto riguarda le malattie oro-fecali, come ad esempio la salmonellosi, il personale del Servizio Igiene dà indicazioni precise di comportamento sia alla persona malata che ai suoi familiari, anche rispetto alla tempistica di rientro a scuola. In quanto ai portatori sani, questi ultimi possono essere ammessi alla frequenza scolastica osservando rigorosamente le norme igieniche consigliate.

Nel caso di una meningite batterica, il personale del Servizio Igiene adotta provvedimenti volti ad evitare la diffusione della malattia ed informa i familiari e le scuole sulle misure di profilassi da seguire. 

Informazioni: dott. Josef Simeoni, Ufficio Igiene e Sanità Pubblica, tel. 0471 909 211, e-mail: josef.simeoni@asbz.it.


15/10/2007 - Certificazione INAIL

Accordo tra INAIL e rappresentanze sindacali di categoria: disciplina dei rapporti normativi ed economici con i medici di famiglia che redigono la certificazione a favore degli assicurati INAIL

Si informa che è entrato in vigore il nuovo accordo che regola i rapporti tra INAIL ed i medici di famiglia che redigono la certificazione a favore degli infortunati sul lavoro e dei tecnopatici.

La disciplina è applicata anche nei confronti dei medici generici e specialisti che in regime libero-professionale redigono la certificazione per gli assicurati INAIL.


01/03/2007- Ricettari del Comprensorio Sanitario

Si moltiplicano le comunicazioni, secondo le quali nelle prescrizioni sui ricettari del Comprensorio viene apposto soltanto il timbro del Reparto di appartenenza, senza indicazione del nome del medico prescrittore, oppure viene apposto il timbro del Primario, senza che la firma permetta di risalire al medico prescrittore. Si ricorda, come si evince chiaramente anche dalla lettera allegata del Primario del Servizio di Medicina legale, dott.ssa Zanirato, che qualunque prescrizione deve essere munita del timbro personale e della firma del medico prescrittore. Nonostante vari richiami la predetta regola viene spesso disattesa.

Nel caso che, in questo periodo di transizione, non fosse disponibile un timbro personale, deve essere utilizzato il timbro di reparto, completandolo con il nome in stampatello del medico prescrittore, al fine di permettere la corretta attribuzione della ricetta (di farmaci, prestazioni, trasporti) al prescrittore.

Il Coordinatore Sanitario del Comprensorio di Bolzano
Dr. Günther Donà


IL CERTIFICATO MEDICO - LA RICETTA MEDICA

Lettera della Dr.ssa Giovanna Zanirato, Primario del Servizio di Medicina Legale del Comprensorio Sanitario di Bolzano

IL CERTIFICATO MEDICO - LA RICETTA MEDICA

Il "certificato medico" è la riproduzione integrale, fedele, obiettiva, di fatti biologici direttamente constatati dal certificante nell'esercizio della sua attività ("certum facere").

E' un atto pubblico, se redatto da un pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio (medici dipendenti del Sistema Sanitario Nazionale).
Tecnicamente, il documento consta di requisiti formali (grafia leggibile e ordinata, data dell'accertamento, complete generalità del paziente, esatta formulazione degli elementi tecnici, eventuale diagnosi, previsioni prognostiche, data e luogo della redazione, firma leggibile del medico certificatore) e sostanziali, i quali ultimi variano a seconda del tipo di certificato ma devono in ogni caso contenere l'indicazione della sintomatologia soggettiva, la specificazione della fenomenologia oggettiva, il giudizio diagnostico e quello prognostico.
Il certificato va rilasciato, a richiesta del malato, personalmente al medesimo o a chi ne abbia la legale rappresentanza, nonchè alle Amministrazioni Pubbliche e agli Enti che ne hanno diritto.
Sotto il profilo penalistico, la dichiarazione di fatti non rispondenti al vero può realizzare il delitto di "falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in certificati o in autorizzazioni amministrative", ai sensi dell'art. 480 Codice Penale.
In definitiva, il rilascio del certificato deve essere inteso dal medico come un atto particolarmente impegnativo e responsabilizzante che, proprio la natura giuridica documentaria e pubblicistica, rende passibile di eventuale controllo da parte di terzi. Motivo per cui è certamente una delle prestazioni mediche che più frequentemente danno luogo ad azioni di responsabilità civile o penale nei confronti di chi lo ha rilasciato, considerato che esso assolve una funzione probatoria di situazioni dalle quali comunque possono derivare effetti giuridicamente rilevanti.
Anche la prescrizione di farmaci o prestazioni, cioè la ricetta, deve essere correttamente compilata, secondo requisiti formali (grafia leggibile e ordinata, complete generalità del paziente, esatta formulazione degli elementi tecnici, eventuale diagnosi, prescrizione del farmaco o della prestazione, data della prescrizione, firma leggibile del medico prescrittore).
La ricetta medica, esprimendo sostanzialmente la sintesi d'una valutazione clinica, diagnostica e terapeutica, costituisce un documento giuridicamente rilevante che riguarda ad un tempo la salute del paziente, l'obbligo del farmacista a consegnare i farmaci prescritti o l'obbligo di chi effettua la prestazione ad eseguirla nei termini prescritti, la piena responsabilità penale e civile del medico che l'ha redatta.

 

REQUISITI FORMALI DI UNA CORRETTA CERTIFICAZIONE/RICETTA MEDICA

* Da valutare in base alle finalità del certificato


28/02/2007- La ricetta medica

La ricetta medica è un documento, sottoscritto e datato da un Medico Chirurgo, da un Odontoiatra o da un Veterinario, la cui presentazione è necessaria, nei casi previsti dalla legge, per acquistare medicinali.

In regime di Servizio Sanitario Nazionale la ricetta è sempre obbligatoria ed assume rilevanza di atto pubblico quale certificazione del diritto dell’Assistito ad usufruire della prestazione farmaceutica e documento contabile fini del rimborso alla Farmacia.

I tipi di ricette:

Ricettario personale (DL 532/92): nota anche come ricetta bianca, è costituita da un foglio di carta intestata del medico. Può essere suddivisa in:

Ricetta non ripetibile per veleni: la prescrizioni di veleni a fini terapeutici deve essere effettuata dal medico chirurgo o veterinario riportando la dose del medicamento (cioè il quantitativo) in tutte lettere. Il farmacista deve trattenere la ricetta e trascrivere su di essa nome e cognome dell'acquirente che deve aver compiuto i 16 anni di età. La ricetta deve essere conservata per 6 mesi.

Ricetta con prescrizione di sostanze dopanti: le preparazioni galeniche, officinali o magistrali che contengono principi attivi o eccipienti appartenenti alle classi farmacologicamente vietate in quanto considerate doping sono prescrivibili solo dietro presentazione di ricetta medica non ripetibile.

Ricetta con prescrizione di specialità anoressizzanti ad azione centrale: le ricette contenenti la prescrizione di specialità medicinali ad azione anoressizzante centrale sono ricette non ripetibili. Al momento della loro presentazione in farmacia devono essere accompagnate da un piano di trattamento generale del paziente redatto da uno specialista in scienza dell'alimentazione o endocrinologia e malattie del ricambio o diabetologia o medicina interna.

Ricetta ministeriale speciale (D.P.R. 309/90): è riservata alla prescrizione di farmaci ad attività stupefacente riportati nelle tabelle I, II, III della F.U. Ha 30 giorni di validità oltre a quello di emissione. Per essere valida la ricetta deve essere redatta su un ricettario speciale distribuito dall'Ordine professionale ai medici.

Ricettario a ricalco rilasciato ai medici dall’Azienda Sanitaria Locale: la Legge n 12 del 8 febbraio 2001 recante "Norme per agevolare l’impiego dei farmaci analgesici oppiacei nella terapia del dolore", prevedendo specifiche modificazioni al testo unico approvato con DPR 309/1990, mira a rendere più semplice la prescrizione, la dispensazione e la somministrazione di medicinali contenenti determinati farmaci stupefacenti nella terapia del dolore per patologie neoplastiche e degenerative.

Ricetta limitativa: necessaria per la prescrizione di medicinali limitata a taluni ambienti o a taluni medici.

Comprendono 3 categorie:

Ricetta del Servizio Sanitario Nazionale - Legge 326/03: l'articolo 50 del decreto Legge 269/03, convertito nella Legge 326/03 ha modificato (dal 1-01-2005) la precedente ricetta (Modulo a lettura ottica previsto dal D.M.350\88) - in modo da unificarla sul territorio nazionale - con cui vengono prescritti i farmaci detti "mutuabili", cioè che sono a carico del Servizio Sanitario Nazionale.

Ha una validità di trenta giorni; una volta consegnata in farmacia la ricetta viene ritirata poiché deve essere poi consegnata alla A.S.L. di competenza per il rimborso e quindi questo tipo di ricetta non può in alcun caso essere utilizzata più di una volta.

La codifica nazionale della nuova ricetta è finalizzata a rendere omogenei e facilmente studiabili i dati delle esenzioni, contribuendo a mappare su tutto il territorio nazionale lo stato dei cittadini esenti e la stratificazione della popolazione generale per tipologia di esenzione.

Per essere valida, la ricetta del S.S.N. deve riportare: numero di codice fiscale, cognome e nome dell' assistito (o sue iniziali ove previsto dalla legge), data di prescrizione, firma e timbro del medico. I campi previsti per l’indicazione della nota Aifa (ex CUF) vanno compilati apponendo il numero della nota con allineamento a sinistra e barrando le caselle non utilizzate; il medico è tenuto comunque a barrare le caselle quando non le utilizza. 
Con la compilazione della nuova ricetta decade l'obbligo di controfirmare la nota AIFA.

 

Caratteristiche della nuova ricetta

Il modello di ricetta e' stampato su carta filigranata e riproduce le nomenclature e i campi per l'inserimento dei dati prescritti dalle vigenti disposizioni in materia.

Le aziende sanitarie locali, le aziende ospedaliere e, ove autorizzati dalle regioni, gli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico ed i policlinici universitari consegnranno i ricettari ai medici del SSN in numero definito, secondo le loro necessita', e comunicheranno immediatamente al Ministero dell'economia e delle finanze, in via telematica, il nome, il cognome, il codice fiscale dei medici ai quali e' effettuata la consegna.

All'atto della utilizzazione di una ricetta medica recante la prescrizione di farmaci, verranno rilevati otticamente i codici a barre relativi al numero progressivo regionale della ricetta, i dati delle singole confezioni dei farmaci acquistati; verranno anche rilevati i dati relativi alla esenzione. In caso di assenza del codice fiscale sulla ricetta, quest'ultima non puo' essere utilizzata, salvo che il costo della prestazione venga pagato per intero.

Altra novità interessante per il cittadino, prevista dal Decreto che introduce la nuova ricetta, è rappresentata dal fatto che il medico prescrittore, insieme ai nuovi ricettari, sarà dotato anche di apposite etichette con le quali, nelle sole prescrizioni farmaceutiche, si potrà “oscurare” le generalità del paziente, se questi lo desidera, in nome della sua riservatezza e a tutela della privacy.
Per ulteriori informazioni si può consultare il portale https://sistemats.sanita.finanze.it

 

Linee Guida alla compilazione della nuova ricetta SSN

STRUTTURA DEL RICETTARIO
I moduli sono raccolti in blocchi di 100 esemplari cuciti con due punti metallici sul lato sinistro. Sia le ricette che le matrici sono staccabili mediante due perforazioni lineari.
Ciascun blocco è dotato di una copertina ed una sottocopertina in cartoncino.

COPERTINA DEL RICETTARIO
La copertina del ricettario contiene una parte fissa e una rimovibile (cedola) attestante la consegna del ricettario al medico prescrittore.
Nella parte fissa sarà riportata la denominazione dell’ente di competenza.

Nella cedola sarà riportato:

  1. Denominazione dell’ente di competenza;
  2. Codice identificativo del ricettario (codice della prima ricetta del ricettario, sia in formato numerico che a barre)
  3. Cognome e nome del medico prescrittore (a riempimento obbligatorio)
  4. Codice fiscale del medico prescrittore (a riempimento obbligatorio)
  5. Data di assegnazione del ricettario al medico prescrittore
  6. Spazio di firma per ricevuta del medico prescrittore


AREA DELLA RICETTA

AREA INTESTAZIONE
In tale area sono riportati:

AREA GENERALITÀ ED INDIRIZZO DELL’ASSISTITO
In quest’area vanno riportati il cognome e nome dell’assistito ed il domicilio dello stesso nei casi previsti dalla legge.

NORMA SULLA PRIVACY PER LE PRESCRIZIONI FARMACEUTICHE (TAGLIANDO ADESIVO)
Il Disciplinare approvato dai Ministeri Economia e Salute riporta: “esclusivamente nel caso di prescrizioni farmaceutiche, la ricetta è comprensiva del tagliando adesivo”.

E’ consentito risalire all’identità dell’interessato solo in caso di necessità connesse al controllo della correttezza della prescrizione, ovvero a fini di verifiche amministrative o per scopi epidemiologici e di ricerca, nel rispetto delle norme deontologiche applicabili.

AREA CODICE DELL’ASSISTITO
Tale area (a riempimento obbligatorio) è costituita da 16 caselle contigue, predisposte per la lettura ottica, destinata all’inserimento del Codice Fiscale alfanumerico ma anche di quello a barre dell’assistito.

AREA PER LA SIGLA PROVINCIA E ASL 
Tale area, a riempimento obbligatorio, è costituita da 5 caselle contigue che servono ad indicare la sigla della provincia e il codice ASL di appartenenza dell’assisito.

Le prime due caselle bianche sono destinate all’indicazione della sigla della provincia di appartenenza dell’assistito.
Le successive tre caselle ombreggiate sono destinate all’indicazione del codice ASL di appartenenza dell’assistito.
Come detto sopra, ai fini della compensazione interregionale ed interprovinciale, è obbligatorio riempire sempre tale area anche nel caso in cui la ASL di competenza dell’assistito coincida con quella del medico prescrittore.

Non deve essere compilato nel caso di assistiti STP, personale navigante iscritto al SASN o assicurati da istituzioni estere). La sigla provincia e il codice Azienda sono riportati nell’Allegato 7 del disciplinare tecnico della ricetta allegato al decreto attuativo del comma 2 dell’art.50 della Legge n. 326/2003.

AREA TIPOLOGIA E PRIORITÀ DELLA PRESTAZIONE (SUGG, RICOV, U (URGENTE), B (BREVE), D (DIFFERITA),P (PROGRAMMATA)
La nuova ricetta è predisposta per l’indicazione delle priorità delle prestazioni da parte del Medico. Tale area NON deve attualmente essere contrassegnata. L’avvio della compilazione di quest’area è subordinata alla definizione di modalità stabilite attraverso accordi locali tra le regioni e le associazioni rappresentative dei medici di famiglia. Le modalità di applicazione verranno successivamente diffuse e rese note a tutti gli attori coinvolti nel sistema.

AREA PRESCRIZIONE
Tale area è costituita da 8 righe tratteggiate da utilizzarsi per la descrizione della prescrizione e da 1 riga, posta al di sotto delle precedenti, da utilizzare per la descrizione della diagnosi o quesito diagnostico, laddove previsto.
E’ consentito l’utilizzo di quest’ultimo rigo anche per eventuali annotazioni particolari nel caso di prescrizioni farmaceutiche.

AREA NOTE CUF (OGGI NOTE AIFA)
Tale area contiene due gruppi di tre caselle destinate alla eventuale indicazione delle note CUF (oggi note AIFA). La nota va scritta inserendo il numero della nota con allineamento a sinistra, Il medico deve comunque barrare le caselle non utilizzate.
Il medico NON dovrà più controfirmare la nota AIFA.

AREA ESENZIONE
Tale area serve ad identificare il diritto di esenzione da parte dell’assistito alla compartecipazione alla spesa sanitaria. Il medico è tenuto a biffare la casella contrassegnata dalla lettera N in mancanza di qualsiasi tipo di esenzione (sia essa per patologia, invalidità, malattia rara, ecc… o per situazione reddituale – ISEE).

Nel caso in cui l’assistito abbia diritto all’esenzione il medico dovrà utilizzare il campo di 6 caselle contigue (3 di colore bianche per i codici di esenzione nazionale e 3 di colore ombreggiate per i codici di esenzione regionale).

Per attestare il diritto all’esenzione per invalidità, patologia cronica, malattia rara o per altra causa (gravidanza, screening tumori, infortunio sul lavoro, ecc…) il medico prescrittore dovrà riportare nelle prime tre caselle di colore bianco previste il codice e il sub-codice di esenzione che identificano la tipologia di esenzione secondo quanto riportato nella tabella di codifica adottata dalla Regione.

Per attestare il diritto all’esenzione per situazione reddituale (ISEE) il medico prescrittore dovrà riportare nelle tre caselle ombreggiate i codici di esenzione (E01 o E02 in base alla situazione reddituale documentata dall’assistito esibendo il certificato ISEE).

Il medico può, in caso di esenzione per situazione reddituale, far apporre la firma all’assistito utilizzando il campo della ricetta previsto. La firma dell’assistito non è obbligatoria ai fini della spedibilità della ricetta.

AREA TIPO RICETTA
L’inserimento del tipo ricetta servirà ad evidenziare la tipologia del soggetto assistito, in particolare: 
UE ed EE (Turisti Europei o con accordi bilaterali)

AREA NUMERO PRESCRIZIONI FARMACEUTICHE/PRESTAZIONI
Per le prescrizioni farmaceutiche e specialistiche il medico deve indicare nell’apposita area e con allineamento a sinistra il numero complessivo dei pezzi o delle prestazioni prescritte.

AREA DATA DELLA RICETTA 
La data dovrà essere indicata trascrivendo nell’apposita area i caratteri numerici identificanti il giorno (due caselle), il mese (due caselle) e l’anno (due caselle). 
Per la indicazione dei giorni da 1 a 9 si dovrà premettere il valore “0”. 
Anche per la indicazione dei mesi da gennaio a settembre si dovrà premettere il valore “0” nell’apposito campo. 
Per l’indicazione dell’anno devono essere riportati solo gli ultimi due caratteri.

IL RETRO DELLA RICETTA
Il retro della ricetta è da utilizzare solo per i Turisti.
È opportuno ricordare che è bene far inserire i dati al Turista, anche perché si può essere in presenza di alfabeti e/o di descrizioni molto particolari.

Tale area è così composta:

IL MODULO AGGIUNTIVO
Nel caso in cui il numero di prestazioni erogate ecceda nella ricetta originaria il numero massimo di posizioni per l’applicazione dei fustelli autoadesivi sarà possibile utilizzare un modulo aggiuntivo.

Tale modulo può essere fotocopiato dalla struttura erogante ed allegato alla ricetta originale firmata dal medico e sarà cura della farmacia o della struttura specialistica riportare alcuni elementi della ricetta base quali:

AVVERTENZE PER LA COMPILAZIONE DELLE ZONE DESTINATE ALLA LETTURA OTTICA
Il disciplinare tecnico prevede una serie di avvertenze per il rilascio, la conservazione e l’uso del ricettario al fine di evitare lacerazioni, abrasioni o macchie che possano risultare di pregiudizio alle operazioni di lettura ottica.

Riportiamo qui di seguito le avvertenze previste nel suddetto disciplinare tecnico.

A cura del Dott. Renato De Tullio
Dirigente Medico I° Livello
Unità Operativa di Pneumologia
Policlinico - Bari

LINK UTILI